Trucchi Pokémon Go

Da Civitavecchia un modello per un sistema portuale regionale

Proprio nel giorno in cui Genova festeggia il record nella movimentazione di container, che è cosa buona e giusta ed è in gran parte merito anche del presidente del Porto Luigi Merlo, vale la pena di leggere altri dati interessanti che arrivano dall’Autorità Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta. Autorità guidata da Pasqualino Monti, che è quasi un gemello diverso di Merlo, guidando Assoporti ed avendo collaborato con il numero uno del Porto genovese, fino alla decisione di Palazzo San Giorgio di sbattere la porta dell’associazione dei Porti italiani.

E per capire la rivoluzione copernicana insita nel bilancio di Pasqualino Monti e le lezioni che può dare alle autorità liguri, basta già la lettura del “sottotitolo” della definizione dell’Autorità di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, che è “Hub Logistico Portuale del Lazio e dell’Italia centrale”.

Cioè qualcosa che molto al di là del singolo Porto di Civitavecchia, ma che è proprio una rivoluzione culturale copernicana nell’approccio al concetto di portualità. Cioè Pasqualino Monti – oltre a vantare straordinari risultati sul piano dei traffici dei passeggeri e di merci di recupero di canoni demaniali che prima non venivano versati, che è sempre un grande risultato dal punto di vista della legalità – ragiona non in termini del suo Porto, nel senso della sede e delle banchine antistanti il Palazzo dell’Autorità.

Ma parla sempre e comunque di “network portuale di Roma e dei Porti del Lazio”, spiegando che la strategia del suo Ente è “quella di rappresentare il gate marittimo della seconda area di consumo italiana, Roma e il suo hinterland”. Insomma, un modello che passa dal locale al globale, come si capisce ad esempio leggendo le destinazioni delle navi (oltre a quelle da crociera, per le quali Civitavecchia è lo scalo leader in Italia e conta oltre due milioni e 600 mila transiti annui) che un tempo erano quasi esclusivamente sarde – Cagliari ed Olbia – e che oggi invece hanno linee che vanno a Barcellona, Valencia, Tunisi, Annaba, Palermo, Catania, Malta, Tripoli, Turchia, Montenegro, Anversa e Stati Uniti.

Insomma, la strategia di Pasqualino Monti con i suoi numeri eternamente in crescita – con investimenti conseguenti e molte assunzioni, alcune delle quali non piacciono a tutti, ma è quasi un particolare in questa storia comunque virtuosa – è quella di uscire dal particolarismo locale e di portare non solo le strutture laziali, ma quelle del centro Italia in generale, a fare sistema. E potrebbe essere una ricetta anche per il sistema portuale ligure, oggi frammentato in tre Autorità portuali, Genova, Savona e La Spezia.

In particolare, il presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta ha puntato proprio sulla vendita del prodotto a sua disposizione: cioè l’area attorno a Roma, non solo turisticamente, può essere un mercato importantissimo dal punto di vista dei consumi. E può essere uno snodo decisivo per traffici strategici per il sistema produttivo nazionale, come nel caso delle auto FCA (il nuovo nome di Fiat) prodotte a Melfi e destinate al mercato a stelle e strisce o del terminal delle acciaierie a Terni.

Ecco, allo stesso modo – seguendo la “dottrina Monti”, da questo punto di vista certamente un modello virtuoso che potrebbe positivamente contaminare anche i Porti liguri e che in parte già lo fa – tutto ciò potrebbe esser esportato positivamente anche alla Liguria. Partendo da una semplicissima constatazione: i Porti di Genova, La Spezia e Savona sono lo sblocco al mare di Piemonte, Lombardia e Svizzera, un sistema produttivo che è uno dei principali d’Europa, insieme a quello tedesco. E quindi la “lezione Pasqualino Monti” può essere positivamente applicata a questo territorio.

È la geografia, bellezza.

Fonte: Il Giornale

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Pasqualino Monti: “Importante vittoria per l’intero cluster marittimo”

Il Consiglio dei Ministri, riunitosi lo scorso venerdì, ha stralciato dal disegno di legge sul mercato e la concorrenza tutte le norme attinenti al settore della portualità. Questa decisione arriva dopo un braccio di ferro con il ministro delle infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi, che afferma così il proprio ruolo nella lunga battaglia per la riforma degli scali italiani. Il governo rinuncia così a varare norme in netto contrasto con tutti gli indirizzi comunitari volti a rafforzare la capacità di governance delle Autorità portuali.

“Si tratta di una importante vittoria per l’intero cluster marittimo, per i porti, gli operatori privati e per i lavoratori del settore – dichiara Pasqualino Monti, presidente di Assoporti – che si sono compattati fornendo al ministro Lupi, che si è battuto con decisione, gli strumenti e la forza indispensabili”.

“Ora subito il piano della logistica e dei porti e il varo della riforma di settore” rilancia quindi Pasqualino Monti per sciogliere i nodi sulla natura delle Authority e il ruolo della presidenza del Consiglio e per “imprimere una netta accelerazione al processo di messa a punto del piano della logistica e dei porti e della riforma del comparto”.

La riforma della legge sui porti la farà il Mit, cominciando a presentare entro la settimana prossima il piano nazionale della logistica e della portualità. Su come strutturare la governance dei porti, Assoporti ha già manifestato la preferenza per la soluzione che prevede la trasformazione delle Authority in “enti pubblici a ordinamento speciale”, come previsto dalla prima stesura del piano. L’associazione ha intanto creato il nuovo consiglio di presidenza, promuovendo il Presidente dell’Authority di Bari, Palmiro Francesco Mariani, a vice presidente vicario e affidando a Lorenzo Forcieri, Presidente dell’Authority di La Spezia, e Antonino De Simone, Presidente dell’Autorità portuale di Messina, rispettivamente le relazioni istituzionali e le tematiche relative al Mezzogiorno.

“Una scelta importante – ha concluso Pasqualino Monti – frutto del compattamento dell’Associazione, che rafforza il suo vertice associativo in vista degli importanti confronti sulla governance, il piano della logistica e dei porti e il varo della riforma di settore”.

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Porti: cluster marittimo contro bozza ddl su Concorrenza

Si sono espressi all’unanimità i rappresentanti del cluster marittimo – Assologistica, Assiterminal, Confitarma, Federagenti, Angopi, Fedepiloti, Federimorchiatori, Assorimorchiatori, Fise-Uniport, Fedarlinea, Fedespedi, Unionepiloti, Assocostieri al termine del confronto sull’iter di messa a punto del Piano Nazionale dei Porti e della Logistica.
L’appello rivolto al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è di “rivendicare, con forza, la centralità del suo ruolo e la titolarità delle scelte in tema di sviluppo della portualità e del sistema logistico nazionale che ha nei porti il suo anello principale”, contro le ipotesi contenute nella bozza del disegno di legge Concorrenza del Ministero dello Sviluppo che vorrebbe, tra le altre cose, l’azzeramento delle compagnie portuali.

“Per accrescere l’efficienza e la competitività del sistema portuale italiano – afferma Pasqualino Monti, presidente di Assoporti – è determinante intervenire sui nodi reali del sistema e ciò significa velocizzare i processi di infrastrutturazione con una specifica attenzione al problema dei dragaggi; semplificare le procedure; alleggerire le imprese dai differenziali di costo che sopportano rispetto ai principali competitors europei e del Mediterraneo; rafforzare il ruolo di community manager degli enti di amministrazione dei porti”.

“Il tavolo in cui possono trovare risposta queste priorità – continua Pasqualino Monti – è al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed è quello che sta lavorando per costruire il Piano Nazionale della Portualità e della Logistica”.

Le Autorità portuali, i terminalisti e le imprese portuali, gli agenti marittimi, gli armatori, le imprese che gestiscono impianti costieri e le rappresentanze di tutti i servizi tecnico-nautici guardano con estrema preoccupazione alle ipotesi contenuto nella bozza di disegno di legge che, se approvate, inaugurerebbero una stagione di deregulation del mercato del lavoro portuale.

Tali ipotesi “rischiano solo di provocare effetti dirompenti per gli attori pubblici e privati della portualità e di minare gli equilibri sociali che faticosamente reggono nonostante anche in un quadro di crisi prolungata” conclude il Presidente di Assoporti Pasqualino Monti.

Leggi le uscite stampa su questo argomento:

Ansa: “Porti: Cluster marittimo contro bozza del ddl su Concorrenza”

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Pasqualino Monti: “Individuare percorso della trasversale in sei mesi”

Il Presidente dell’AP di Civitavecchia illustra il piano per completare la Civitavecchia-Orte

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Aprire i cantieri nel più breve tempo possibile, burocrazia permettendo, individuando un nuovo percorso ed aprendo la conferenza dei servizi per la realizzazione di questa importante arteria. È questa la strada tracciata dal presidente dell’Autorità Portuale Pasqualino Monti, a pochi giorni dall’ottenimento del finanziamento europeo di 2 milioni di euro per la progettazione del completamento della superstrada trasversale Civitavecchia-Orte. “Si tratta dei 18 km che collegano Civitavecchia con Monte Romano – ha spiegato il numero uno di Molo Vespucci – a giorni sottoscriveremo con l’Anas un ulteriore protocollo di intesa perla programmazione definitiva della tratta, step preliminare poi all’appalto”. Ovviamente in questo contesto andranno coinvolti soprattutto gli enti locali, perché si dovrà andare alla ridefinizione del percorso della trasversale, rispetto a quello originario, impossibile da sostenere, di ben 800 milioni di euro. “Oggi dobbiamo andare ad abbattere i costi – ha aggiunto Monti – dalla fine di novembre, quando otterremo il progetto preliminare, ci daremo sei mesi di tempo per aprire la conferenza dei servizi e realizzare una cabina di regia con Regione Lazio ed enti locali”. Si dovrà poi affrontare il problema del finanziamento per la realizzazione dell’opera il cui costo, ovviamente, dipenderà dal tracciato che verrà individuato e che potrebbe prendere spunto da vecchi progetti o, più probabile, essere un percorso totalmente nuovo. Tre le strade percorribili per reperire i fondi necessari: quella del finanziamento pubblico, quella del project financing e quella del project bond. "Un ringraziamento particolare – ha sottolineato poi il presidente Monti – voglio rivolgerlo al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, per l’imput personale nel sostenere la nostra attività in Europa, attraverso l'impegno del direttore dell'ufficio di Bruxelles della Regione Lazio Claude Scheiber ed il responsabile delle relazioni con la comunità europea Cristiano Zagari; a loro il nostro grazie particolare per averci sostenuto, veicolando l'importanza del porto di Civitavecchia e, quindi, la necessità di completare infrastrutture necessarie come appunto la trasversale. E poi la nostra squadra formata da Luca Lupi e Lelio Matteuzzi, impegnati proprio in questa direzione. Il finanziamento europeo rappresenta il primo importante risultato di questa collaborazione oggi più che mai fondamentale”. 

Fonte: Civonline

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L’assemblea di Assoporti si riunisce su autonomia finanziaria e sviluppo portuale

L’associazione guidata da Pasqualino Monti si riunisce il 29 Ottobre, presente il Ministro Lupi, per intraprendere un cammino di riforma

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Assemblea generale di Assoporti martedì 29 ottobre a Roma, presso Roma Eventi Fontana di Trevi, Piazza della Pilotta 4,  a partire dalle ore 10.00. Il Presidente di Assoporti, Pasqualino Monti, terrà la relazione introduttiva su “La nuova formula dei porti” e sui temi della ”autodeterminazione finanziaria, sburocratizzazione e governance logistica”.  Obiettivo individuare quegli elementi di innovazione che potrebbero consentire al sistema portuale italiano di compiere un salto di qualità e di contribuire in modo ancora più consistente di quanto non accada già oggi, alla ripresa del sistema paese.

Il Presidente dell’Associazione, tenterà di intraprendere un percorso di riforma portuale necessario ormai da molti anni, e troppo spesso rinviato. Lo stesso Monti si muove su più fronti, considerando che rientra dal  al “Ten-T Days” di Tallin in Estonia, tenutosi la scorsa settiman .Nella tre giorni di meeting estone, in cui si sono incontrati i principali protagonisti della logistica e del trasporto del continente che fanno parte delle reti transeurope e intermodali, sono state evidenziate le principali policies della Commissione Europea in materia di reti Ten. Il presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia e di Assoporti Pasqualino Monti ha partecipato come relatore alla conferenza: “I porti come gates di ingresso del Trans European Network” insieme al commissario dei Trasporti della Ue Siim Kallas. Nel dibattito Monti ha evidenziato il ruolo sempre più centrale del Nord Africa nel trasporto mediterraneo ed ha rimarcato come i porti magrebini possano diventare il terminale delle reti Ten-T.

In relazione alla politica della Ue in materia di trasporti, Monti si è soffermato sull’accesso ai servizi portuali, oggetto del prossimo regolamento europeo in discussione presso le istituzioni dell’Unione. In particolare, il presidente di Civitavecchia e di Assoporti ha evidenziato come “l’attenzione debba anche concentrarsi sulla qualità dei servizi portuali e non solo sui vari processi di liberalizzazione e privatizzazione”.

“La qualità e la sua misurabilità – ha affermato Monti – sono gli elementi chiave su cui concentrare gli sforzi per omogeneizzare i servizi in tutta la Ue. E’ auspicabile redigere “carte dei servizi” dove prevedere i parametri e le modalità di fornitura del servizio e le modalità tariffarie fondate su trasparenza totale”.

Il meeting è anche stata l’occasione per un incontro tra il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi, il commissario Kallas e lo stesso Monti. Al termine della riunione, è stato firmato il documento che assegna fondi europei delle reti Ten-T all’Autorità Portuale di Civitavecchia ed all’Anas per la progettazione del completamento della superstrada trasversale Civitavecchia-Orte, per un importo pari a 2 milioni di euro.

 

Fonte: La Gazzetta Marittima

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Il ruolo delle Autorità portuali nella logistica. Assoporti scrive a Napolitano

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L’associazione guidata da Pasqualino Monti e Luigi Merlo reclama un ruolo centrale dei porti nella logistica italiana.

Una nuova visione strategica per le Autorità portuali. Un soggetto logistico di area, sino a diventare Ap a competenze regionali, in grado di influenzare le politiche di assetto del territorio. Assoporti, che nell’estate scorsa ha ritrovato unità di scopi e propositi con l’elezione congiunta di Luigi Merlo e Pasqualino Monti alla guida dell’associazione, rompe gli indugi e in una lettera al Presidente della Repubblica espone la sua idea sulla filiera logistica nazionale: sul suo ruolo strategico, sulle sue deficienze, sulla centralità in un dibattito politico troppo “distratto”. E il primo passo riguarda il nuovo ruolo di “coordinamento” degli enti portuali. Attori in grado di integrare porti e interporti; di pianificare e realizzare interventi negli scali e per le connessioni tra questi le direttrici stradali e ferroviarie, i nodi logistici interni; di determinare e graduare i costi corrispondenti all’utilizzo dell’infrastruttura ed altri costi.

“E’ proprio da questo ruolo – sottolinea l’associazione – che discende l’obbligatorietà di un’autosufficienza economica della struttura di Autorità Portuale favorendo logiche di razionalizzazione e aggregazione  sino alla realizzazione di Autorità Portuali con compiti di amministrazione della portualità regionale”.

Una prospettiva ambiziosa che parte da alcune richieste concrete: la parziale e temporanea fiscalizzazione degli oneri sociali delle imprese autorizzate ex artt. 16, 17 e 18, L.84/94; una riduzione delle accise dei prodotti energetici utilizzati dai mezzi esclusivamente operanti in aree portuali; la fissazione di certe ed omogenee regole in tema di IMU sui beni demaniali marittimi affidati in concessione. Fondamentale anche “l’immediata elaborazione di un piano strategico di sviluppo del sistema logistico, imperniato sulla portualità nazionale che deve essere agganciata in modo razionale alla logica europea in materia di reti Ten e che oggi soffre di assenza di visione strategica anche nell’allocazione dei pochi fondi disponibili, di un basso livello di connessione fisica”.

Dando per scontato che la “mano pubblica” è, e continuerà ad essere, il principale investitore nel settore delle infrastrutture di trasporto, il Presidente di Assoporti chiede di concentrare le risorse sui  grandi investimenti già progettualmente e finanziariamente definiti, quindi cantierabili in tempi brevi; supportati da solide analisi costi/benefici nonché sui  progetti di miglioramento/adeguamento/manutenzione innovativa, che facilitino e consolidino flussi attuali. La scelta di selezione dovrà essere compiuta anche in funzione delle priorità condivise con attori delle politiche del territorio e delle grandi infrastrutture che non sono propriamente portuali (Regioni, RFI, ANAS, Autostrade).

Alla base delle proposte ci sono i numeri relativi al contributo della portualità al Pil nazionale. Per i servizi di logistica portuale e le attività ausiliarie, si stima un valore della produzione per oltre 6.500 milioni e quasi 32.000 occupati diretti: il sistema delle Autorità Portuali, secondo gli ultimi studi, genera, avvalendosi di soli 1280 occupati, un valore della produzione superiore ad un miliardo di euro con un effetto moltiplicatore di circa 4,7; nuove spese e investimenti per 100 euro da parte delle Autorità Portuali, generano cioè oltre 470 euro nel circuito economico complessivo.

Nasce da queste considerazioni anche la richiesta “di rimuovere improprie equiparazioni alle pubbliche amministrazioni, a partire da quelle riferite ai propri dipendenti”. “Il Presidente dell’Autorità Portuale o comunque l’autorità Portuale stessa – spiega la lettera – deve diventare l’ente effettivamente responsabile dell’efficiente e coordinato andamento di tutte le attività in porto, sia quelle  che si svolgono a terra sia quelle che si svolgono sul lato mare, sia delle attività svolte in regime di mercato, sia si tratti di attività delle pubbliche amministrazioni”.

Fonte: seareporter.it

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Il ruolo delle Autorità portuali nella logistica. Assoporti scrive a Napolitano

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L’associazione guidata da Pasqualino Monti e Luigi Merlo reclama un ruolo centrale dei porti nella logistica italiana.

Una nuova visione strategica per le Autorità portuali. Un soggetto logistico di area, sino a diventare Ap a competenze regionali, in grado di influenzare le politiche di assetto del territorio. Assoporti, che nell’estate scorsa ha ritrovato unità di scopi e propositi con l’elezione congiunta di Luigi Merlo e Pasqualino Monti alla guida dell’associazione, rompe gli indugi e in una lettera al Presidente della Repubblica espone la sua idea sulla filiera logistica nazionale: sul suo ruolo strategico, sulle sue deficienze, sulla centralità in un dibattito politico troppo “distratto”. E il primo passo riguarda il nuovo ruolo di “coordinamento” degli enti portuali. Attori in grado di integrare porti e interporti; di pianificare e realizzare interventi negli scali e per le connessioni tra questi le direttrici stradali e ferroviarie, i nodi logistici interni; di determinare e graduare i costi corrispondenti all’utilizzo dell’infrastruttura ed altri costi.

“E’ proprio da questo ruolo – sottolinea l’associazione – che discende l’obbligatorietà di un’autosufficienza economica della struttura di Autorità Portuale favorendo logiche di razionalizzazione e aggregazione  sino alla realizzazione di Autorità Portuali con compiti di amministrazione della portualità regionale”.

Una prospettiva ambiziosa che parte da alcune richieste concrete: la parziale e temporanea fiscalizzazione degli oneri sociali delle imprese autorizzate ex artt. 16, 17 e 18, L.84/94; una riduzione delle accise dei prodotti energetici utilizzati dai mezzi esclusivamente operanti in aree portuali; la fissazione di certe ed omogenee regole in tema di IMU sui beni demaniali marittimi affidati in concessione. Fondamentale anche “l’immediata elaborazione di un piano strategico di sviluppo del sistema logistico, imperniato sulla portualità nazionale che deve essere agganciata in modo razionale alla logica europea in materia di reti Ten e che oggi soffre di assenza di visione strategica anche nell’allocazione dei pochi fondi disponibili, di un basso livello di connessione fisica”.

Dando per scontato che la “mano pubblica” è, e continuerà ad essere, il principale investitore nel settore delle infrastrutture di trasporto, il Presidente di Assoporti chiede di concentrare le risorse sui  grandi investimenti già progettualmente e finanziariamente definiti, quindi cantierabili in tempi brevi; supportati da solide analisi costi/benefici nonché sui  progetti di miglioramento/adeguamento/manutenzione innovativa, che facilitino e consolidino flussi attuali. La scelta di selezione dovrà essere compiuta anche in funzione delle priorità condivise con attori delle politiche del territorio e delle grandi infrastrutture che non sono propriamente portuali (Regioni, RFI, ANAS, Autostrade).

Alla base delle proposte ci sono i numeri relativi al contributo della portualità al Pil nazionale. Per i servizi di logistica portuale e le attività ausiliarie, si stima un valore della produzione per oltre 6.500 milioni e quasi 32.000 occupati diretti: il sistema delle Autorità Portuali, secondo gli ultimi studi, genera, avvalendosi di soli 1280 occupati, un valore della produzione superiore ad un miliardo di euro con un effetto moltiplicatore di circa 4,7; nuove spese e investimenti per 100 euro da parte delle Autorità Portuali, generano cioè oltre 470 euro nel circuito economico complessivo.

Nasce da queste considerazioni anche la richiesta “di rimuovere improprie equiparazioni alle pubbliche amministrazioni, a partire da quelle riferite ai propri dipendenti”. “Il Presidente dell’Autorità Portuale o comunque l’autorità Portuale stessa – spiega la lettera – deve diventare l’ente effettivamente responsabile dell’efficiente e coordinato andamento di tutte le attività in porto, sia quelle  che si svolgono a terra sia quelle che si svolgono sul lato mare, sia delle attività svolte in regime di mercato, sia si tratti di attività delle pubbliche amministrazioni”.

Fonte: seareporter.it

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Il ruolo delle Autorità portuali nella logistica. Assoporti scrive a Napolitano

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L’associazione guidata da Pasqualino Monti e Luigi Merlo reclama un ruolo centrale dei porti nella logistica italiana.

Una nuova visione strategica per le Autorità portuali. Un soggetto logistico di area, sino a diventare Ap a competenze regionali, in grado di influenzare le politiche di assetto del territorio. Assoporti, che nell’estate scorsa ha ritrovato unità di scopi e propositi con l’elezione congiunta di Luigi Merlo e Pasqualino Monti alla guida dell’associazione, rompe gli indugi e in una lettera al Presidente della Repubblica espone la sua idea sulla filiera logistica nazionale: sul suo ruolo strategico, sulle sue deficienze, sulla centralità in un dibattito politico troppo “distratto”. E il primo passo riguarda il nuovo ruolo di “coordinamento” degli enti portuali. Attori in grado di integrare porti e interporti; di pianificare e realizzare interventi negli scali e per le connessioni tra questi le direttrici stradali e ferroviarie, i nodi logistici interni; di determinare e graduare i costi corrispondenti all’utilizzo dell’infrastruttura ed altri costi.

“E’ proprio da questo ruolo – sottolinea l’associazione – che discende l’obbligatorietà di un’autosufficienza economica della struttura di Autorità Portuale favorendo logiche di razionalizzazione e aggregazione  sino alla realizzazione di Autorità Portuali con compiti di amministrazione della portualità regionale”.

Una prospettiva ambiziosa che parte da alcune richieste concrete: la parziale e temporanea fiscalizzazione degli oneri sociali delle imprese autorizzate ex artt. 16, 17 e 18, L.84/94; una riduzione delle accise dei prodotti energetici utilizzati dai mezzi esclusivamente operanti in aree portuali; la fissazione di certe ed omogenee regole in tema di IMU sui beni demaniali marittimi affidati in concessione. Fondamentale anche “l’immediata elaborazione di un piano strategico di sviluppo del sistema logistico, imperniato sulla portualità nazionale che deve essere agganciata in modo razionale alla logica europea in materia di reti Ten e che oggi soffre di assenza di visione strategica anche nell’allocazione dei pochi fondi disponibili, di un basso livello di connessione fisica”.

Dando per scontato che la “mano pubblica” è, e continuerà ad essere, il principale investitore nel settore delle infrastrutture di trasporto, il Presidente di Assoporti chiede di concentrare le risorse sui  grandi investimenti già progettualmente e finanziariamente definiti, quindi cantierabili in tempi brevi; supportati da solide analisi costi/benefici nonché sui  progetti di miglioramento/adeguamento/manutenzione innovativa, che facilitino e consolidino flussi attuali. La scelta di selezione dovrà essere compiuta anche in funzione delle priorità condivise con attori delle politiche del territorio e delle grandi infrastrutture che non sono propriamente portuali (Regioni, RFI, ANAS, Autostrade).

Alla base delle proposte ci sono i numeri relativi al contributo della portualità al Pil nazionale. Per i servizi di logistica portuale e le attività ausiliarie, si stima un valore della produzione per oltre 6.500 milioni e quasi 32.000 occupati diretti: il sistema delle Autorità Portuali, secondo gli ultimi studi, genera, avvalendosi di soli 1280 occupati, un valore della produzione superiore ad un miliardo di euro con un effetto moltiplicatore di circa 4,7; nuove spese e investimenti per 100 euro da parte delle Autorità Portuali, generano cioè oltre 470 euro nel circuito economico complessivo.

Nasce da queste considerazioni anche la richiesta “di rimuovere improprie equiparazioni alle pubbliche amministrazioni, a partire da quelle riferite ai propri dipendenti”. “Il Presidente dell’Autorità Portuale o comunque l’autorità Portuale stessa – spiega la lettera – deve diventare l’ente effettivamente responsabile dell’efficiente e coordinato andamento di tutte le attività in porto, sia quelle  che si svolgono a terra sia quelle che si svolgono sul lato mare, sia delle attività svolte in regime di mercato, sia si tratti di attività delle pubbliche amministrazioni”.

Fonte: seareporter.it

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L’idea di Pasqualino Monti: un fondo d’investimento comune per ottimizzare le risorse dell’autonomia finanziaria

Il presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia propone di sfruttare la leva finanziaria generata dall’accumulo dei fondi d’autonomia per ovviare al tetto di 70 milioni imposto dal governo

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L’idea è quella di creare un fondo di investimento comune, come già avviene in altri ambiti, per ottimizzare i 70 milioni di euro (tetto massimo) che il governo prevede di restituire ai porti italiani in nome dell’autonomia fiscale. A proporlo è Pasqualino Monti, presidente dell’Authority di Civitavecchia. Da Marsiglia, dove si trovava per la fiera Seatrade Med, il vicario di Assoporti ha lanciato l’idea di cumulare le risorse concesse dal governo in un fondo comune, ottimizzandolo per poi ripartire i fondi sui vari scali italiani per finanziare i progetti di sviluppo più meritevoli. “Facciamo fruttare al massimo questi 70 milioni capitalizzandoli, creiamo un fondo per i porti italiani e agendo con il principio della leva finanziaria facciamoli diventare oltre 100 milioni da ridistribuire poi ai progetti più meritevoli” afferma convinto Pasqualino Monti, che proporrà ufficialmente il progetto ai suoi colleghi nell’ambito della prossima riunione di Assoporti in programma a Gioia Tauro a metà Dicembre.

Quello dell’autonomia finanziaria è un nodo molto discusso nei porti italiani. Se da un lato il governo tecnico ha recentemente riconosciuto il principio dell’autonomia finanziaria infrangendo uno storico tabù della politica italiana, dall’altro ha posto un tetto di 70 milioni di euro, molto basso rispetto al gettito generato dal sistema dei porti italiani. Il governo stesso si è mostrato poco o per nulla incline a riaprire la questione. Verrebbe da dire che i porti italiani debbano fare di necessità virtù e arrangiarsi con ciò che è stato loro riconosciuto con la riforma della legge portuale. In questo senso la proposta di Monti è da leggersi come un appello ad ottimizzare ciò che con molta fatica (e molti anni di ritardo) è stato ottenuto in materia di autonomia, poco o tanto che sia.

L’unico nodo da sciogliere resterebbe quello del criterio di ripartizione delle risorse di questo fondo comune, per non inciampare in incidenti diplomatici come nel caso dei 100 milioni di finanziamento al porto di Venezia comparsi improvvisamente nel testo dell’ultima finanziaria. “Questo non è il momento dei contrasti” ci tiene a precisare Monti, che di Assoporti è attualmente vicario e prossimo presidente. “Se vogliamo essere credibili e ascoltati a livello romano, dobbiamo prima confrontarci tra noi per ritrovare unità d’intenti e arrivare poi a proporre al Ministero dei Trasporti un progetto nazionale per il potenziamento infrastrutturale dei porti individuando alcuni progetti considerati strategici e prioritari”. Vale a dire: il sistema dei porti come insieme nazionale deve valere più degli interessi particolari.

La proposta di Pasqualino Monti ha già incassato la prima approvazione da parte di Luigi Merlo, attuale presidente di Assoporti, che giudica positivamente l’idea di un fondo comune. “L’idea in sé è valida – ha detto Merlo a MF Shipping & Logistica – in quanto leva sia per indurre il governo a fare una pianificazione strategica, ma occorrerebbe un fondo più cospicuo e comunque un riparto che tenga conto di quanto generato da ciascun porto. Al momento una parte di quei 70 milioni di euro sarebbe destinata ai porti di transhipment e poi, mancando le risorse per le manutenzioni ordinarie in alcuni scali, il fondo sarebbe ulteriormente ridotto”.

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L’autorità portuale di Civitavecchia finanzia uno studio epidemiologico sul territorio

Dopo i risultati sull’incidenza delle cause naturali di decesso nella zona di Civitavecchia Pasqualino Monti (presidente AP) ha deciso di finanziare uno studio epidemiologico sull’inquinamento atmosferico

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l’Autorita’ Portuale di Civitavecchia ha affidato al Dipartimento di Epidemiologia del SSR della regione Lazio, in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione della ASL Roma F, un’indagine sulla salute, sulle abitudini di vita e sui livelli di esposizione ambientale della popolazione residente nel comprensorio di Civitavecchia. Indagine che dovra’ studiare gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei residenti nell’area di Civitavecchia attraverso l’uso di indicatori biologici. L’iniziativa nasce per dare continuita’ agli studi epidemiologici condotti nell’area di Civitavecchia che in passato hanno evidenziato, sia sui residenti che sui lavoratori, eccessi di mortalita’ a causa di diverse patologie polmonari come tumore, mesotelioma pleurico e disturbi respiratori. Tutti i costi dell’indagine saranno sostenuti dall’Autorita’ Portuale di Civitavecchia, nell’ambito delle attivita’ di sostenibilita’ ambientale del porto. L’indagine coinvolgera’, nel biennio 2013-2014, 1200 persone residenti nell’area in studio (comuni di Civitavecchia, S. Marinella, Allumiere e Tolfa) e sara’ accompagnato da una valutazione delle ricadute al suolo delle emissioni atmosferiche degli impianti industriali presenti nell’area attraverso dei modelli di dispersione in collaborazione con ARPA Lazio. Il protocollo dello studio sara’ sottoposto anche all’approvazione di un Comitato Etico.

Si tratta di un accordo storico che nasce soprattutto grazie alla volontà del procuratore Gianfranco Amendola.
«Come procura – ha spiegato Amendola – abbiamo iniziato un’indagine sui presunti danni alla salute provocati dall’inquinamento industriale, sulla base di un esposto presentato dal Forum Ambientalista presieduto da Simona Ricott. Ma compiere un lavoro del genere sarebbe costato qualcosa come 360mila euro. Una cifra così il ministero della Giustizia non avrebbe mai potuto finanziarla, visto che non ha i soldi nemmeno per la benzina delle auto di servizio, così ho pensato di rivolgermi al presidente Monti, il quale si è detto subito entusiasta e disponibile a finanziare questo progetto. Uno studio di cui questo territorio ha bisogno e che non è mai stato fatto. Per questo sono particolarmente grato sia al presidente dell’Authority che al professor Forastiere.» L’Autorità Portuale ha messo a disposizione anche 40mila euro in più rispetto alla cifra stimata dallo stesso Forastiere, arrivando così ad un finanziamento di 400mila euro. «Uno sviluppo senza la tutela della salute. No, questa partita non la gioco – è stata la frase simbolo dell’intervento di Pasqualino Monti, che poi ha proseguito – Questa è un’iniziativa che è perfettamente in linea con questa priorità che mi sono dato dal momento del mio insediamento a Molo Vespucci. Sotto questo aspetto infatti rientrano una serie di iniziative già intraprese, come l’elettrificazione delle banchine, per la quale abbiamo già stanziato 20 milioni di euro, l’installazione di impianti fotovoltaici che coprono già il 60% del fabbisogno dello scalo, il posizionamento della centralina Arpa per il controllo delle emissioni dei fumi delle navi, ma soprattutto i cassini Rewec 3, che producono energia sfruttando il moto ondoso e dunque ad impatto ambientale zero».

Fonte: Assoporti

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