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Trovare lavoro: consigli ed errori da evitare

Il lavoro non è solo un diritto riconosciuto dalla Costituzione, ma anche una necessità. In un momento di crisi, trovare un lavoro, è sempre più difficile, ma con un po’ di impegno si può riuscire, soprattutto perché a fronte di una domanda molto forte, ci sono anche diverse offerte, anche se non sempre quelle dei propri sogni.
In provincia di Udine il tasso di disoccupazione è del 7,7%, nella provincia di Pordenone il tasso di disoccupazione è del 7,8%. Questi dati indicano che si è al di sotto della media nazionale.
Per trovare lavoro, bisogna cercare. Lo si può anche fare dal proprio computer, ci sono centinaia di siti internet con offerte di lavoro pordenone, udine e tante alre zone a cui si aggiungono gli annunci sui giornali, volantini ataccati sulle bacheche e sui semafori della città.
Il primo problema che si incontra, soprattutto online, sono annunci di lavoro a pordenone non proprio…”seri”. Spesso le offerte nascondono brutte sorprese e bisogna difendersi, imparando a selezionare la proposta giusta.
La lettura attenta dell’annuncio è la prima regola, ma non solo per capire se si tratta di un’opportunità reale, ma anche perché le indicazioni contenute sono indicative dei requisiti.
Andando con ordine, per cercare lavoro ad esempio come badanti a pordenone oppure babysitter a pordenone, è necessario evitare di commettere alcuni errori, che sono solitamente molto comuni e che impediscono di raggiungere lo scopo.

La prima regola è quella di inviare il curriculum vitae senza errori grammaticali, perché è uno dei principali motivi per cui il datore di lavoro scarta la candidatura.

Il secondo principio a cui affidarsi è la redazione della lettera di presentazione, che non deve essere generica, ma deve contenere elementi specifici che abbiano a che fare con il lavoro offerto, sottolineando i requisiti personali che coincidono con i criteri precisati dal datore di lavoro, nonché motivando in maniera precisa perché si è adatti a ricoprire il ruolo per cui ci si candida.

Un aspetto fondamentale, inoltre, riguarda le indicazioni fornite dal datore del lavoro nell’annuncio, che possono riguardare non solo le caratteristiche del candidato ideale o dettagli sulle mansioni, ma anche le modalità di candidatura. Spesso ad una lettura frettolosa ci si sofferma sul tipo di lavoro, sulla retribuzione o su aspetti che si reputano importanti per il proprio punto di vista, tralasciando le informazioni che sono invece la base di partenza per chi seleziona le candidature. Ogni annuncio va letto con estrema attenzione, pesando ogni parola, in modo da comprendere il significato. La “quarta” regola, anche se non cè un ordine e neppure un limite alle regole, è quella che riguarda i canali di ricerca. La capacità di ricerca è importante e così prediligere un solo canale, magari neppure molto affidabile, non è mai la soluzione migliore. Bisogna confrontare i vari mezzi e poi anche scegliere il canale d’informazione, perché oltre ad inviare un curriculum a mezzo e-mail, ma anche consegnarlo di persona, perché ciò può essere un modo per attirare maggiormente l’attenzione sulla candidatura.
Dove cercare? Ovunque, sui siti di annunci di lavoro e sulla free press, perché le aziende hanno bene in mente chi vogliono raggiungere e come, quindi scelgono con cura dove pubblicare l’annuncio per la ricerca di personale, arrivando direttamente ai candidati giusti per loro. Quindi vale la regola zero: rimboccarsi le maniche, senza risparmiarsi.

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Basta inserzioni su carta, arriva l’e-recruitment

Il lavoro nobilita l’uomo è un vecchio modo dire che andrebbe urgentemente aggiornato: osservando una parte consistente del mondo di internet (il web 2.0 che tutti osannano) non si direbbe proprio che lo nobilita più di tanto. Il cosiddetto e-recruitment indica, di fatto, uno degli strumenti attualmente sfruttati massivamente dalle aziende per permettere la pubblicazione di annunci ed inserzioni lavorative. Annunci relativi alla ricerca di operai o liberi professionisti, poco importa: questi dati vengono giornalmente accatastati su svariati siti da parte dei diretti interessati, a formare dei colossali archivi neanche troppo affidabili ed utili alle aziende. Ciò che tipicamente facevamo attraverso il classico annuncio sui giornali, in altri termini, viene ad essere sostituito dall’immediatezza del web e delle sue pagine: cerchi su Google un lavoro come ingegnere? Digita le parole chiave giuste ed usciranno fuori svariati annunci che, almeno in teoria, dovrebbero venire incontro alle tue esigenze più profonde. Il problema è che queste informazioni sono spesso inaffidabili, sono piene di errori e soffrono del problema dei duplicati.

L’aspetto rilevante, del resto, è che le aziende pagano di solito per far comparire i propri annunci; retribuire il sito è un qualcosa che fa cedere qualsiasi criterio di qualità umano, per un’attività che alcuni provider hanno trasformato in un vero e proprio business, quando invece dovrebbe considerarsi al massimo propedeutica a qualunque tipo di attività lavorativa. Insomma, se sono arrivati a lucrare sulla spazzatura, perchè non fare lo stesso con la ricerca di personale? A riprova di un mondo governato esclusivamente dalle leggi della finanza, dunque, si arriva a speculare anche sulla ricerca di personale da assumere. Poche, e lodevoli, le eccezioni in tal senso: valga come esempio il portale capitolino Mondolavoro.it, che permette di pubblicare annunci gratuitamente e mettere in contatto i candidati con i professionisti dei vari settori. Tuttavia la situazione generale è tutt’altro che incoraggiante: numerosi  siti, per non dire la maggioranza (spesso strombazzati anche in televisione), propongono solitamente di pagare una quota mensile per poter inserire annunci nel loro spazio web. Ed esattamente come avviene nel mondo reale, anche il mondo virtuale sembra non riuscire a non cedere al fascino morboso della microspeculazione finanziaria. Come ulteriore riprova, da qualche tempo sono venuti fuori i cosiddetti mini-job: attività molto semplici (come cliccare sul “Like” di una pagina Facebook o scrivere una recensione positiva di un prodotto) che vengono proposti da portali anglofoni, e per i quali si viene pagati una quota fissa (su Fiverr ad esempio è di cinque dollari), o addirittura variabile entro pochi centesimi. Lo chiamano crowdsourcing, e significa che lavorerai al minuto per pochi spiccioli: non vedrai mai in faccia il tuo datore di lavoro, né lui vedrà te. La soddisfazione è da parte di entrambi: e, a quanto pare, va benissimo così.

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